No all'austerità: non darà lavoro ai giovani! 10 miliardi derivanti da razionalizzazioni per aumenti dei redditi da lavoro dipendente
Gustavo Piga
Economista
Bisogna convertire gli immensi sprechi in risorse per la crescita del Paese
Rosella Castellano
Matematico Finanziario
Siamo una nuova realtà politica. Ascoltiamo i bisogni della gente e gli diamo concretezza
Melania Boni
Matematica
Crediamo in uno stato competente ed equo, crediamo nel Rinascimento italiano ed europeo
Sabrina Cassar
Giuslavorista
SI alla contromanovra dei Viaggiatori: 1000 euro al mese per il servizio civile di 250.000 giovani
Federica Mezzatesta
Studentessa
Più tutele alle PMI: per una sana crescita dal basso! Diamo subito ossigeno a imprese e lavoratori riducendo imposte dirette
David Vicario
Imprenditore

Unione Europea. “Unione”? A valle dell’ipotesi “Grexit”

Il mare si distende calmo, blu-celeste con riflessi rosa, oltre le chiome verdeggianti degli olivi, che degradano mollemente verso la battigia. L’ultima goccia di sole, accompagnata da nuvolette rosa, si è appena inabissata. Il profilo di Othoni emerge dalle acque, austero misterioso.

Una leggera brezza risale lungo l’oliveto, portando effluvi di cipressi, di fiori selvatici, di salsedine.

Patty: «Che odori! cangianti … ora leggeri, ora intensi penetranti …»

Melaina: «Quello che senti prevalente è l’odore dell’erica: si sente dappertutto nell’isola … In primavera, vedessi! i fiori dipingono le colline di porpora.»

Patty: «E’ dall’erica, vero? che l’isola ha preso il suo nome.»

 

 Siamo seduti intorno a un tavolo rustico, sotto il pergolato sul fronte del casolare di Melaina e di Symon, affacciato sul versante occidentale di Erikoussa, alto un centinaio di metri sul mare.

E’, il casolare di pietra, il buen retiro dei nostri amici, nel quale loro cercano tranquillità ogniqualvolta gli impegni lo consentano: Melaina è funzionario del DOY, l’ufficio finanziario pubblico greco, Symon è docente di statistica al Politecnico di Atene.

Patty ed io, dopo aver veleggiato tra Epiro e Corfù, lungo la rotta del ritorno verso Otranto abbiamo deciso di sostare a Erikoussa.

Al casolare incontriamo anche Stephanos, docente di economia politica al Politecnico, sostenitore impegnato di Syriza, amico fraterno di Symon.

Tutti loro masticano qualche po’ d’italiano. Tutti mastichiamo un po’ d’inglese. Ci capiamo.     

 

L’insalata greca preparata da Melaina è fresca, deliziosa; il Makedonikos bianco è pure lui fresco al punto giusto.

Melaina scompare oltre la porta del casolare. C’è un attimo di silenzio.

Un frullo d’ali rompe il silenzio: uno stormo di rondoni si solleva dal tetto, planando verso il mare.

 

Patty: «Davvero incantevole questo posto … rilassante!»

Paolo: «Si fa fatica a pensare che ad Atene in questi giorni si respiri un’aria così. Le notizie che arrivano …»

Stephanos: «Tutt’altra aria infatti! Membri del Governo che accennano a dimissioni, Parlamento in fermento, banche a scartamento minimo, popolo stremato … e Alexis … Alexis, di ritorno da Bruxelles, in equilibrio instabile … Io …  io sono fuggito: sento il bisogno di riflettere, di riflettere lontano.»

Paolo: «Sai, Stephanos, non sono tanto sicuro io di aver capito i fatti greci di quest’ultimo periodo.»

Stephanos: «Beh, non sei certamente il solo …»

Paolo: «A cominciare dal Referendum! Io ho capito che il quesito referendario è stato del tipo: “Tu, debitore, vuoi pagare i tuoi debiti secondo le procedure, drastiche, definite dai tuoi creditori?” E’ stato di questo tipo, no?»

Stephanos: «Direi di sì.»

Paolo: «E come ci si poteva attendere che rispondesse il debitore? Ha risposto “No”! “Oki”! Ovviamente!»

Stephanos: «Vero! Ma i votanti sono stati davvero tanti. E tanti dei votanti hanno detto “Oki”. Il popolo greco s’è mostrato compatto, e, compatto, ha mostrato il suo orgoglio, la sua fierezza.»

Patty: «La fierezza del debitore, che non trova il modo di onorare i propri debiti? … Mah!»

Symon: «Il popolo greco ha comunque mostrato all’Europa che è contrario alle politiche di austerità che lei continua a imporre, alle politiche di austerità che strozzano lo sviluppo dei popoli del continente. E l’Europa non può non tener conto del fatto che non sono pochi i popoli europei che pensano come il popolo greco: l’euro-scetticismo, l’euro-criticismo, sembrano essere sul punto di dilagare.»

Patty: «Detto così, sembra che l’obiettivo principale del Referendum sia stato il mettere l’Europa in stato di allerta.»

Paolo: «E questi sono i dubbi sul Referendum. E poi? Poi, quando siamo venuti a sapere del tenore dell’Eurosummit a Bruxelles di qualche giorno fa, ho fatto davvero fatica a capacitarmi. Ma come? Tu organizzi un Referendum perché il popolo ti dia il mandato a rifiutare le proposte dei creditori, il popolo quel mandato te lo concede ampiamente, e tu incontri i creditori, e quelle stesse proposte, o quasi, le accetti? … La politica! Davvero ardua comprenderla talvolta la politica!»

Stephanos: «Politico è certamente il risultato del Referendum. L’incontro di Bruxelles ha poi prodotto un risultato, io ritengo, essenzialmente tecnico.»

Patty: «Cosa vuoi dire?»

Stephanos: «Il pagamento del debito presuppone la condivisione di una modalità di effettuazione: una decisione squisitamente tecnica, anche se presenta inevitabilmente risvolti politici. A Bruxelles la Grecia ha scelto, tra le soluzioni tecniche possibili, quella di pagare i propri debitori secondo i criteri di austerità definiti dai Partner dell’Eurozona, e di pagarli in Euro, restando così nell’Eurozona.»

Patty: «E quali altre soluzioni tecniche erano possibili?»

Stephanos: «Beh, innanzi tutto un debitore il suo debito generalmente, sì! lo paga, ma può anche decidere, se impossibilitato, di non pagarlo.»

Patty: «Come fanno le Imprese, quando dichiarano fallimento?»

Stephanos: «Più o meno … Uno Stato in fondo può essere considerato un’Impresa, che può fallire; ma certamente non può cessare di esistere: non può chiudere, come può fare un’Impresa.»

Patty: «Uh già! E che fa? Dichiara fallimento uno Stato? E poi?»

Stephanos: «Non esistono Uffici Giudiziari candidati a trattare istanze di fallimento di uno Stato. E’ il mercato, il mercato obbligazionario, che sancisce il fallimento di uno Stato, la sua bancarotta, il suo default

Patty: «Sancisce? Come … sancisce?»

Stephanos: «Con la contrazione, diciamo  estrema, della domanda dei titoli, e l’esplosione dei tassi di rendimento … e questo comporta recessione, e recessione, e recessione: cessazione di Imprese, impoverimento della gente, disagio sociale …»

Symon: «E, in secondo luogo, pure l’altra scelta tecnica c’è stata: Euro, ancora Euro! Niente uscita dall’Euro, niente Dracma!»

Patty: «La Grecia a Bruxelles ha dunque scelto: pagherò, e in Euro. Evviva!»

Paolo: «Evviva sì! Evviva ogni volta che si decide a favore di uno stare insieme, di un’unione … dell’“Unione”!»

Patty: «Ecco Melaina! Meno male! Se no … Quando si comincia a discutere di “Unione”, Paolo …»

 

Il crepuscolo cede il passo alle ombre della sera. Le prime stelle si rivelano.

Melaina ricompare dalla porta del casolare. Il foulard verde ravvolto al braccio richiama svolazzando il colore dei suoi occhi lucenti. Ha tra le mani un piatto di terracotta fondo, tondo, con due manici. 

Melaina: «La casa propone Dolmades! Spero vi piacciano.»

Patty: «Foglie di vite ripiene, vero?»

Melaina: «Sì, ripiene di riso e di carne macinata.»

Stephanos: «Dolmades, offerte in un mitico kotyle! Lo sapevo io che una visita a Erikoussa non avrebbe potuto comportare che piaceri!»

Ridiamo.

L’incontro con le dolmades è un trionfo. Cazzeggiamo variamente.

 

Symon: «“Unione”, si diceva. Che cosa grande!»

Stephanos: «… che solletica le aspettative di tutte le persone di buon senso … oltre che le mie!»

Patty: «Adesso aspettiamoci, ahinoi! Il predicozzo di Paolo.»

Paolo: «… di Paolo! … ma dai, delle persone, appunto! di buon senso, non soggiogate da idealismi radicali, o da ipocrisie figlie di malaffare. Basta guardarsi intorno, riflettere un attimo: Medio-Oriente in fibrillazione, Nord Africa in fibrillazione, Sciiti e Sunniti in ebollizione, Israele e Palestina sempre pronti a darsi addosso, Iran lanciato sulla strada del nucleare, Russia che spintona verso Occidente, flussi migratori poderosi, inarrestabili, dal Sud e dall’Est, territori nazionali - Francia, Spagna, Inghilterra, Norvegia persino! - insicuri …»

Patty: «Fermati, Paolo! Fermatelo, per carità!»

Paolo: «… e, mentre tutto questo avviene, attenzione dell’Europa catalizzata sul debito pubblico della Grecia, sul mantenere o meno la Grecia all’interno dell’Eurozona … la Grecia, un paese che è pure paese di confine! … Quando è quanto mai evidente che le urgenze sono altre; che occorre serrare le fila, “unirsi” appunto! per rendere i nostri confini più sicuri, per rendere i nostri territori nazionali più sicuri, per gestire i flussi migratori. O no, perdiana?»

Stephanos: «Ma, perdiana! sì! Solo un’“Unione” vera può comportare una politica estera unitaria decisa; e una politica di difesa del territorio unitaria coordinata …»

Symon: «… e politiche, estera e interna, condivise e coordinate, sono indubbiamente agevolate da una gestione finanziaria comune, condivisa, da una moneta unica.»

Stephanos: «Eh già! Rieccoci al punto!»

Stephanos offre sigarette in giro. Ne accende una. C’è un momento di silenzio.

 

Symon: «Che poi tutte le statistiche consigliano di cercare di dar vita a una vera Unione di Stati, agli Stati Uniti d’Europa.»

Melaina: «A quali ti riferisci, amore mio, delle infinite statistiche con le quali continuamente mi affliggi?»

Symon: «Le statistiche sui GDP, per esempio, sui …»

Patty: «Sui GDP? Che roba è? Greco classico?»

Symon: «I GDP, dici? Sta per Gross Domestic Product

Stephanos: «E’ quello che voi in Italia chiamate PIL, Prodotto Interno Lordo.»

Patty: «Ah!»

Symon: «Le statistiche sui GDP, dicevo, indicatori primari della ricchezza degli Stat … I dieci Stati con il GDP più elevato sono, oltre che i quattro Stati più popolosi dell’Unione Europea, gli Stati Uniti, il Giappone, i quattro BRIC.»

Patty: «Brick? Mattone? Gli Stati del mattone?»

Stephanos: «BRIC è un acronimo che viene utilizzato correntemente per indicare il gruppo Brasile, Russia, India e Cina, quattro Stati attualmente caratterizzati da tassi di sviluppo molto rilevanti.»

Paolo: «Con queste domande, Patty! cosa potranno pensare i nostri amici della cultura economica di noi italiani …»

Stephanos: «Ma dai, Paolo! Siamo noi che ci fabbrichiamo un linguaggio tutto nostro …»

Melaina: «… per creare e riconoscere il gruppo chiuso degli iniziati …» lancia uno sguardo a Symon «… proprio come gli statistici!»

Patty: «E i medici! e gli informatici! e i filosofi! e …»

Symon: «Riprendiamo? I sei Stati non facenti parte della UE, che stavo cercando di ricordarvi, sono tutti compresi tra i dieci Stati che hanno la popolazione maggiore al mondo.»

Stephanos: «E certo! L’unione fa la forza, non si dice così? L’insieme di tutti i cittadini contribuisce alla formazione del GDP.»

Symon: «E la popolazione cumulata dei ventotto Stati della UE supera i cinquecento milioni di individui! Un aggregato di cittadini terzo al mondo, terzo dopo quelli di Cina e di India, maggiore di quello degli Stati Uniti!»

Stephanos: «… e questi tanti milioni di cittadini sono in grado di produrre un GDP complessivo superiore a quello di ogni altro Stato, anche a quello degli Stati Uniti.»

Paolo: «… e questa ricchezza sì che potrebbe consentire di configurare politiche estere e di difesa nazionale ben più efficaci di quelle attuali.»

Stephanos: «… e anche di programmare attività di ricerca e sviluppo più efficaci, politiche di crescita …»

Paolo: «Potenza dell’“Unione”, vedete?»

Melaina: «Visto che saremo invasi da tanta ricchezza …» ride «… ce la mangiamo un’altra cosa?»

Annuiamo in silenzio.

Melaina si alza dalla sedia. «Me la dai una mano, Pa’?»

Patty la segue.

 

Il cielo è trapunto di stelle.

Alcune luci ricordano il profilo di Othoni. Un bastimento illuminato da una miriade di lumini solca pigramente le acque.

Refoli arrivano a tratti dalla direzione del mare.

Melaina e Patty ricompaiono portando due piatti di portata, allungati ellittici. Il profumo delle melanzane le precede.

Melaina: «Moussakà! … Ok?»

Patty: «Un profumino …»

 

Stephanos: «Gestione finanziaria condivisa, moneta unica, … Concetti sani, Symon, obiettivi sani! Metterli in pratica, poi! Gli Stati Uniti ci hanno messo più di un secolo a metterli in pratica, a dargli una sistemazione.»

Symon: «Più di un secolo?»

Stephanos: «Eh, sì! E lo si può intuire! La situazione europea di oggi può aiutare a intuirlo!»

Paolo: «Un bel papocchio! Debiti sovrani alle stelle, mercato competitivo distorto dalle diverse situazioni nei diversi Stati sovrani …»

Symon: «Un bel mercatino però! Cinquecento milioni di clienti a portata di mano!»

Stephanos: «Ma la competizione del mercato è ben distorta! Quanto, quanto evidente! Tra uno Stato e l’altro della UE costi del danaro diversi, costi delle materie prime, dell’energia, diversi, pressioni fiscali diverse … Parlare di competizione libera è libera fandonia!»

Symon: «C’era da attenderselo fin dalla nascita dell’Euro comunque, fin dall’adesione dei singoli Paesi. La crisi incombe oggi su tutti quegli Stati - Grecia, Portogallo, Italia, Spagna … - il cui tasso di cambio all’atto dell’adesione era a più di due cifre intere, a tre, addirittura a quattro …»

Stephanos: «Sì, certo, i Paesi avvezzi a sopravvivere con la svalutazione della moneta nazionale, cosa adesso non più possibile.»

Paolo: «Difficoltà, tante! Ma un obiettivo, chiaro: “unione”!»

Stephanos: «Sì, un obiettivo chiaro: “unione”! E rotta, barra del timone, centrate sull’obiettivo, quali che siano i marosi con i quali occorrerà misurarsi.»

Melaina: «Primi marosi tra tutti, ne sono convinta, i debiti sovrani.»

Patty: «Ma di cultura, di una cultura comune, non si parla mai? Di una lingua ufficiale, per esempio? Di un’unica lingua, una?»

Stephanos: «Piano, piano, amici! Piano, piano!»

Symon: «Nel frattempo, che ne dite? ci consoliamo con un Metaxà

Stephanos: «Con un po’ di ghiaccio,eh?»

 

Il Metaxà 12 è superbo; senza ghiaccio.

Il vento intanto è rinforzato: qualche cresta bianca si intravvede sulla superficie del mare.

Paolo: «Vento da maestrale! Forza 3, sarà. Domani in navigazione si balla.»

Stephanos, battendo una mano sul braccio di Paolo: «Rotta, e barra del timone, centrate sull’obiettivo, su Otranto, mi raccomando!»

Ridiamo.

Paolo: «Politica! Parola, guarda caso, di origine greca.»

Symon: «Come tante altre, in tante lingue!»

Patty: «Un accenno di cultura vera finalmente!»

Stephanos: «Alexis va dicendo che farà valere i diritti di copyright su tutte le parole di origine greca utilizzate in giro per il mondo.»

Melaina: «Potrebbe essere, temo, l’unica maniera per rientrare del nostro debito sovrano.»

Ridiamo ancora.

 

di Paolo Labombarda

luglio 2015

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