Più tutele alle PMI: per una sana crescita dal basso! Diamo subito ossigeno a imprese e lavoratori riducendo imposte dirette
David Vicario
Imprenditore
No all'austerità: non darà lavoro ai giovani! 10 miliardi derivanti da razionalizzazioni per aumenti dei redditi da lavoro dipendente
Gustavo Piga
Economista
Bisogna convertire gli immensi sprechi in risorse per la crescita del Paese
Rosella Castellano
Matematico Finanziario
Siamo una nuova realtà politica. Ascoltiamo i bisogni della gente e gli diamo concretezza
Melania Boni
Matematica
Crediamo in uno stato competente ed equo, crediamo nel Rinascimento italiano ed europeo
Sabrina Cassar
Giuslavorista
SI alla contromanovra dei Viaggiatori: 1000 euro al mese per il servizio civile di 250.000 giovani
Federica Mezzatesta
Studentessa

Europa, grande Madre

Siamo seduti su un gradino della scalinata della basilica di Santa Croce: Rossella, fiorentina doc, già modella grandi firme; Patty, milanese, consigliere della sezione romana di Italia Nostra; Paolo, romano, consulente d’impresa, prosatore; io, garganico, storiografo, direttore editoriale. Ci siamo ritrovati per caso, inopinatamente, attratti dal fascino di due miti: Firenze, che è qui dinanzi ai nostri occhi, splendida, viva; l’Europa, che è nei nostri cuori, e vuole esistere, ma soffre afflitta da crisi d’identità.

Oggi, ricorrenza della dichiarazione di Robert Schumann, che ha segnato l’inizio del progetto “Unione Europea”, la conferenza “The state of the Union”, organizzata dall’European University Institute, ha riunito a Palazzo Vecchio i candidati alla presidenza della Commissione Europea, che a fine maggio si presenteranno al voto degli elettori.

L’evento è corredato di una molteplicità di iniziative collaterali. Un incontro organizzato dalla lista “Scelta Europea” nel ristorante qui accanto ci ha dato modo di incontrarci.

 

Patty: «Io … io mi sento emozionata. Mi emoziono. Mi capita. Mi capita ogni volta che rivedo Firenze.»

Voltiamo le spalle alla Basilica. Piazza Santa Croce, ampia, regolare, si allarga elegante tra le quinte degli antichi palazzi nobiliari, alla nostra sinistra e in fondo, e degli edifici medievali, alla nostra destra. La statua di Dante ci osserva, orgogliosa austera.

La luna, nascosta dietro la facciata della Basilica, proietta sul lastricato della Piazza i profili dei timpani e delle cuspidi, ravvivando il candore della statua marmorea e il chiarore della pavimentazione.

Persone navigano a gruppi variamente tra le distese della piazza. Altre, assiepate sugli otto gradini della scalinata, schierate come nella piccionaia di un teatro ad assistere a scene di vita, variamente cazzeggiano.

Si avverte un qualche brusio sommesso discreto.

Patty: «E questa Piazza pure, con questi spazi … »

Rossella: «È uno dei cuori pulsanti di Firenze la Piazza. I fiorentini sapete? nel medioevo ci giocavano alla palla. Adesso ci organizzano manifestazioni, una marea!»

Pietro: «Come la lettura della Divina Commedia da parte di Benigni, no?»

Rossella: «Sì, l’hanno organizzata qui: il palco era qui davanti.»

Patty: «Cuore pulsante di Firenze questa piazza, ma anche dell’Italia: la Basilica è il “Tempio dell’itale glorie”, ricordate?»

Rossella: «Eh, sì! È il Pantheon degli artisti italiani: Michelangelo, Galileo, Alfieri, Rossini, … lo stesso Foscolo.»

Paolo: «E Firenze pure è cuore pulsante dell’Europa: da Firenze ha preso le mosse il Rinascimento, italiano ed europeo.»

Pietro: «E, chissà? questi incontri a Firenze potranno forse generare linfa vitale per la nostra Europa.»

Sorridiamo pensosi.

 

Rossella: «Di nuova linfa vitale ce n’è proprio bisogno. L’euro-scetticismo tra quanti conosco sembra montare.»

Pietro: «E L’euro-criticismo pure, alimentato dalle passioni nazionaliste.»

Patty: «Euro-scetticismo? Euro-criticismo addirittura?»

Pietro: «Un incendio! Un incendio c’è … sul quale soffia il vento di tante Cassandre, non solo nostrane.»

Paolo: «Un incendio pronto a divampare tra la noncuranza dei tanti astensionisti.»

Pietro: «Sembrano davvero tanti gli astensionisti, quasi il 50%.»

Paolo: «Incredibile! La casa Europa rischia di bruciare, e tanti “vanno al mare”, per dirla con quell’altro furbo.»

Pietro: «È così, ragazzi. Da quando, al tempo di Berlinguer, la “questione morale”, la corruzione dilagante nel mondo politico, è stata smascherata, l’astensionismo in Italia non ha fatto che aumentare.»

Rossella: «Con quello che sta accadendo in questi giorni, poi! Ex ministro dell’interno arrestato, manager dell’Expò trovati con le mani nel sacco! … dell’Expò, dico, un evento che è sotto i riflettori del mondo intero …»

Restiamo in silenzio, perplessi.

 

Patty: «Davvero, dite? la casa Europa rischia di bruciare?»

Paolo: «Beh, il fuoco, gli euro-critici stanno tentando di attizzarlo, mentre gli euro-scettici giocano al “mapin-mapon”, e gli astensionisti vanno al mare. Il pericolo d’incendio c’è, no?»

Patty: «Perché tanti non avvertono che la casa Europa, “la casa” stiamo dicendo, sta rischiando di bruciare?»

Rossella: «Forse perché tanti non avvertono l’Europa come la loro casa.»

Paolo: «Incredibile! Inconcepibile!»

Rossella: «Perché mai incredibile? Se è così …»

Paolo: «Sì sì, certo! è così. Inconcepibile però: la cosa per me è inconcepibile. Guarda noi quattro. Noi quattro abbiamo più o meno la stessa età, no? Bene! Noi quattro abbiamo vissuto, è vero! gli ultimi strascichi della seconda guerra mondiale; ma poi abbiamo avuto la fortuna di vivere un lungo periodo di sviluppo e, soprattutto, di pace. Più di sessant’anni di pace nella nostra Europa!  Nell’Europa casa di tutti, appunto! nell’Europa rinata sulle rovine della Guerra! Più di sessant’anni di pace! Mai accaduto prima! Mai!»

Paolo si è accalorato.

Riflettiamo in silenzio.

 

La luna si è portata lentamente di qua della facciata della Basilica, illuminandola. È luna crescente. Ha diradato le ombre, ha ravvivato i colori.

Rossella: «Tu, Paolo, hai cantato un peana all’Europa unita, all’Unione Europea. E va bene! E l’euro? l’euro, che ci sfianca? che sfianca non solo noi?»

Paolo: «L’euro, è vero! può sembrare discutibile, così come funziona adesso. Anche perché l’euro è una moneta, un’entità finanziaria, manovrata da pochi, poco trasparente per i più. E ai più può sfuggire che l’essere cittadini di uno Stato, che ha una moneta forte, comune a centinaia di milioni di persone, consente di essere presenti nel mercato globale con un livello di credibilità adeguato.»

Rossella: «Le parole che dici le capisco. Ma cosa significano nella pratica?»

Paolo: «Che cosa significano? Beh, mi è capitato di leggere i risultati di uno studio del CEBR, un istituto di ricerca economica. Sentite!  Il CEBR ogni anno redige la classifica degli Stati in ordine di solidità economica. Nella classifica del 2013 ai primi tre posti ci sono Stati Uniti, Cina e Giappone, ai secondi tre posti ci sono Germania, Francia e Regno Unito, tre Stati europei, al settimo posto c’è il Brasile, all’ottavo ci siamo noi, l’Italia; prima di Russia, di India, e così via.»

Rossella: «Però! Si piazzano bene allora gli Stati europei.»

Paolo: «Sì, ma non per molto! Diamo uno sguardo a come il CEBR prevede che la classifica evolva nel futuro; saltiamo al 2028, a quindici anni di distanza dal 2013. Beh, nel 2028 ai primi cinque posti ci saranno Cina, Stati Uniti, India, Giappone e Brasile, poi ci saranno Germania e Regno Unito, due Stati europei, poi Russia, Messico, Canada, e così via.»

Patty: « E noi? E la Francia?»

Paolo: «Spariti dai primi posti; arretrati nelle posizioni, e di molto.»

Rossella: «E allora? Che cosa significa? Che cosa vuoi dire?»

Paolo: «Ecco! Gli Stati che si trovano nelle prime posizioni, e quelli che comunque avanzano di posizione, hanno tutti popolazioni numericamente rilevanti e moneta unica. Mentre tutti gli Stati europei perdono posizioni; anche Germania e Regno Unito, che pure si mantengono nel gruppo dei primi; Francia, Italia e Spagna da quel gruppo spariscono.»

Rossella: «Faccio ancora fatica a seguirti.»

Paolo: «Numerosità della popolazione e moneta unica portano gli Stati nelle prime posizioni. E sono gli Stati nelle prime posizioni a partecipare al tavolo delle grandi decisioni, delle decisioni finanziarie. E “chi non è al tavolo, è nel menu”, come continuiamo a ripeterci nella nostra Associazione.»

Rossella: «Waho! Comincio a seguire forse … Germania e Regno Unito comunque …»

Paolo: «Sono, temo, destinate ad arretrare anche loro. V’è fortunatamente una ricetta per evitare di terminare nel menu, per evitare il declino: che tutti gli Stati europei confluiscano negli Stati Uniti d’Europa, uno Stato con più di 500 milioni di Cittadini, battente moneta unica, forte: l’Euro.»

Pietro: «Addio a ogni forma di sovranità nazionale sulla moneta, allora!»

Paolo: «Dai, Pietro, tu lo sai bene! A cosa può mai servire la sovranità nazionale su una moneta debole! Può servire a salvarla, a continuare a salvarla, svalutazione dopo svalutazione, Stati creditori permettendo; continuando a perdere di credibilità sui mercati internazionali; continuando a impoverire Cittadini e Imprese.»

Patty: «Ehi, la discussione si alza di livello. Vogliamo sportarci anche noi a un gradino più in alto, che ne dite? Questo ormai lo abbiamo scaldato per benino.»

Ridiamo. Ci spostiamo al gradino più in alto; la prospettiva della Piazza si adegua.

 

Pietro: «M’è tornata in mente, mentre cazzeggiavate, qualche reminiscenza sulle vicissitudini del Regno d’Italia, subito dopo la nascita. Allora, centocinquant’anni fa, cosa è successo?  L’Italia intera è stata sottoposta al processo di piemontesizzazione: modello di stato centralizzato, Costituzione fotocopia dello Statuto Albertino, legislazione e moneta piemontesi.»

Patty: «La moneta “lira”, dici?»

Pietro: «Sì certo, la lira!»

Paolo: «Questo è stato presumibilmente necessario per disegnare l’identità del nuovo Stato unitario, più forte.»

Pietro: «Sì, certo, lo è stato. E lo Stato unitario è cresciuto, no? Recupero dell’analfabetismo, sviluppo industriale, presenza significativa nell’arena internazionale … nonostante i tanti e tanti shock: inasprimento fiscale, squilibri tra Nord e Sud, brigantaggio, emigrazione …»

Paolo: «Tu vuoi dire, Pietro, che la costruzione dell’Europa, com’è accaduto per la costruzione dell’Italia, non può non comportare shock? che l’accorpamento di Stati comporta comunque degli shock? dei quali hanno a soffrire gli Stati inizialmente più deboli?»

Pietro: «Degli shock certamente li comporta. Gli Stati Uniti d’America, pensate! sono arrivati all’unione fiscale più di un secolo dopo la loro unione monetaria e simileo unione monetaria e fiscale in pochi annirancia, Italia e Spagna arretrano. sono.»

Paolo: «Le due Germanie però sono riuscite a e simileo unione monetaria e fiscale in pochi annirancia, Italia e Spagna arretrano. sono consolidare la loro unione in pochi anni.»

Segue qualche attimo di silenzio.

 

Patty: «Una bella differenza! A cosa può essere dovuta?»

Pietro: «La causa prima, ne sono convinto, sta nella differenza tra le culture socio-politiche dei singoli Stati che si uniscono.»

Rossella: «Ahi, allora! Non è che non ce ne siano di differenze tra gli Stati europei! Storia, tradizioni, sistemi democratici specifici, …»

Pietro: «Sì, sì, sistemi specifici, ma comunque democratici. I popoli europei hanno elaborato nel tempo, insieme, nel seno della grande Madre Europa, i loro ideali di convivenza: ideali di libertà, di giustizia, di morale, di democrazia … Ideali preziosi!»

Patty: «Europa Madre comune, allora!»

Pietro: «Sì, Madre comune! ricca di storia, di pensiero, di cultura, di civiltà! Madre che genera, valorizza, custodisce l’identità dei suoi figli, di tutti i suoi figli…»

Rossella: «Identità! E com’è nata, come si è formata l’identità dell’Europa?»

Patty: «Io ricordo solo il mito, il mito di Europa, figlia del re di Tiro. Il fascino di Europa ha conquistato Zeus, il padre degli dei. Zeus si è innamorato perdutamente di lei, l’ha voluta sua, l’ha resa regina di Creta. A Creta, sul monte Ida, Zeus aveva la sua dimora, prima di trasferirsi sul monte Olimpo. E Creta è il luogo d’origine della civiltà greca, della civiltà europea.»

Pietro: «Io qualche reminiscenza meno mitica ce l’ho. Il primo accenno a “Europa” come termine geografico, a indicare tutte le terre a nord del Mediterraneo, sembra dovuto a Ecateo di Mileto, lo storico greco antecedente a Platone, a Pericle. L’identità poi si è costruita con il tempo, con il susseguirsi di eventi.»

Rossella: «Quali eventi? L’Impero Romano, forse?» 

Pietro: «No, no! L’Impero Romano era intriso di … romanità, appunto. Esistevano solo il Romano e il Non-Romano, il Barbaro.»

Rossella: «Carlo Magno allora?»

Pietro: «Carlo Magno sì, certo. Ma già Alessandro il Macedone, più di un millennio prima, si è schierato come difensore della cultura europea contro i dispotismi asiatici. Come Carlo e la sua dinastia si sono schierati come baluardi della cristianità europea contro gli invasori.»

Rossella: «Qui a Firenze, sapete? nei circoli culturali, si tende ad avvalorare la convinzione che l’idea di Europa sia presente già nelle opere di Dante, e poi in quelle di Machiavelli.»

Pietro: «Certo! A Machiavelli è dovuta la prima formulazione dell’Europa come comunità, avente caratteri specifici; caratteri terreni, laici, non religiosi, come quelli formulati qualche tempo prima da Pio II Piccolomini, un altro toscanaccio.»

Rossella: «Ah, questi toscani! … E … dopo di loro?» 

Pietro: «Tanti, tanti! Le singole voci sono diventate cori.»

Paolo: «Fino ai Giuseppe Mazzini, agli Altiero Spinelli, ai Robert Schuman, ai Jacques Delors … »

Rossella: «Uhu! Europa Madre comune! M’avete convinto. E m’avete pure fatta venire voglia di una crema fiorentina.»

Patty: « L’idea mi alletta. Effetto dei comuni fondamenti culturali europei, immagino! Ehi, ma la parola “Europa” comincia con “eu”, che in greco sta per “bello”, “bene”.»

Paolo: «Bello? … Vero, vero!»

Applaudiamo, ridendo.

Rossella: «Su, andiamo.»

Ci tiriamo su. Ci muoviamo.

 

La luna, ora alta al centro della Piazza, rischiara la notte.

Rossella ci pilota verso il bar.

Rossella: «Chi non è al tavolo, è nel menu, eh? È così che dite voi?»

Paolo: «Beh, sì! Che brava! Vedi che a qualcosa è servita questa gita a Firenze.»

Pietro: «E l’Associazione di cui parli, che roba è?»

Paolo: «Un gruppetto di personcine se-pensanti, nuove alla politica. Si chiama “Viaggiatori in movimento”.»

Pietro: «Da non confondersi, immagino, con l’Associazione “Viaggiatori sedentari”.»

Paolo: «Beh, sei abbastanza carino tu! In genere mi tocca spiegare che non si tratta di un’agenzia di viaggio.»

Pietro: «Va be’! E che fanno questi viaggiatori?»

Paolo: «Viaggiano, cercano di viaggiare, cercano di indurre altri a un viaggio verso un futuro migliore, ricco di incontri con il Nuovo, con l’Altro. Propongono un “Programma per l’Italia”, che pone l’attenzione sui Giovani e sulle Piccole e Medie Imprese, i germogli del futuro; che disegna uno Stato equo, pulito, forte. E propongono un “Programma per l’Europa”, che ritiene essenziali l’unione tra gli Stati, la moneta unica, lo sviluppo sociale. Il tutto in un contesto liberale e democratico.»

Rossella: «Liberale? Democratico? Paroloni, eh?»

Paolo: «Paroloni? Beh, idealoni, direi! Sono parole che evocano grandi ideali degli uomini …»

Pietro: «… nati in Europa, appunto, la grande Madre.»

Ci fermiamo un attimo. Le ali dell’aquila ai piedi di Dante, ansiosa di librarsi in volo, fremono sotto i raggi della luna.

 

Pietro: «Un “Programma per l’Italia!”! E un “Programma per l’Europa”! Idee chiare dunque!»

Paolo: «Idee, sì! chiare e motivate! Le idee per l’Europa: Stati Uniti di Europa, euro, euro equo beninteso, gli uni e l’altro che consentano di sedere al tavolo piuttosto che restare nel menu, gli uni e l’altro orgoglio di tutti i Cittadini europei.»

Pietro: «E quindi: “Votate! Votate tutti! Votate liste favorevoli all’Europa Unita e all’euro!” … Ma … “euro equo” hai detto? Equo? Che vuoi dire?»

Paolo: «Equo vuol dire equilibrato rispetto alla forza economica dei singoli Stati, vuol dire solidale, gestito cioè con un’austerità giusta, equa appunto, non cieca, scervellata, stupida.»

Pietro: «Ed è possibile questo?»

Paolo: «Beh, Roosevelt ha gestito la crisi degli anni ’30 con criteri ben lontani da quelli decantati da una austerità cieca; ed è andata bene, no? Kohl con criteri analoghi ha gestito la riunificazione delle due Germanie negli anni ’90; ed è andata bene, no?»

Pietro: «Beh, pare di sì.»

Rossella: «E i Viaggiatori con Scelta Europea che c’entrano?»

Pietro: «Scelta Europea, condividendo il “Programma per l’Europa” dei Viaggiatori, propone tre Viaggiatori tra i candidati alle prossime elezioni del Parlamento europeo.»

 

Arriviamo al bar.

Pietro: «Crema fiorentina, allora? Per tutti?»

Rossella: «Certo! Un altro retaggio, quanto mai prezioso, del Rinascimento fiorentino, italiano, europeo!»

 

di Paolo Labombarda 

anno 2014

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